Cos’è il mobbing oggi
Nel linguaggio comune si tende a chiamare “mobbing” qualsiasi difficoltà sul lavoro. In realtà, per essere affrontato con serietà, il fenomeno va distinto dal normale contrasto professionale, dalla singola scorrettezza o da un episodio isolato. La caratteristica centrale è la ripetizione nel tempo di condotte ostili, svalutanti, emarginanti o vessatorie, spesso accompagnate da una progressiva perdita di ruolo, reputazione e serenità.
Nel 2026 il tema va letto dentro un quadro più ampio: rischi psicosociali, stress lavoro-correlato, organizzazioni iperconnesse, lavoro da remoto, controllo digitale, chat aziendali, isolamento professionale e difficoltà di separare vita privata e vita lavorativa.
Forme ricorrenti
Mobbing verticale
Quando la pressione proviene da un superiore o da una catena gerarchica: demansionamento, esclusione, contestazioni continue, obiettivi irrealistici, svuotamento di mansioni.
Mobbing orizzontale
Quando l’azione ostile nasce tra colleghi: isolamento, ridicolizzazione, sabotaggio informativo, esclusione dalle comunicazioni o dal gruppo.
Straining
Situazione di stress lavorativo causata anche da condotte meno continuative ma capaci di produrre un danno organizzativo e personale significativo.
Cybermobbing lavorativo
Chat, e-mail, gruppi interni, piattaforme digitali e strumenti di controllo possono amplificare la pressione psicologica e lasciare tracce utili alla ricostruzione dei fatti.
Bossing organizzativo
Quando la pressione mira a spingere la persona ad andarsene o ad accettare condizioni peggiorative, spesso mascherando la strategia come esigenza organizzativa.
Molestie e discriminazioni
Quando il comportamento ostile si lega a genere, età, condizioni personali, provenienza, opinioni o altre caratteristiche della persona.
Segnali da non sottovalutare
- isolamento progressivo da riunioni, informazioni, mansioni o comunicazioni essenziali;
- critiche continue, contestazioni non proporzionate o svalutazioni davanti ad altri;
- cambio improvviso di mansioni senza reale motivazione organizzativa;
- pressioni tramite e-mail, messaggi, telefonate fuori orario o chat aziendali;
- peggioramento del sonno, ansia, irritabilità, perdita di concentrazione o somatizzazioni;
- sensazione di essere “spinto fuori” dal gruppo o dal posto di lavoro.
Come documentare con metodo
La prima difesa non è la reazione impulsiva, ma la ricostruzione ordinata. È utile conservare e organizzare: e-mail, messaggi, ordini di servizio, turni, contestazioni, comunicazioni interne, certificazioni mediche, testimonianze potenziali, registrazioni lecite nei limiti consentiti, cronologia degli episodi e cambiamenti organizzativi.
- Cronologia
Annotare data, ora, luogo, soggetti presenti, contenuto dell’episodio e conseguenze concrete. - Documenti
Conservare comunicazioni originali, evitando manipolazioni o screenshot parziali non contestualizzati. - Salute
Rivolgersi al medico quando compaiono effetti psicofisici, senza trasformare il disagio in una battaglia solitaria. - Canali corretti
Valutare con professionisti competenti eventuali passaggi con RLS, medico competente, sindacato, legale o organismi aziendali.
Prevenzione e soluzioni
Una gestione moderna del fenomeno richiede procedure chiare, formazione dei responsabili, canali di segnalazione credibili, attenzione al linguaggio interno, tracciabilità delle decisioni e valutazione dei rischi psicosociali. La prevenzione tutela non solo il singolo lavoratore, ma anche l’organizzazione: conflitti non gestiti producono costi, assenze, contenziosi, perdita di competenze e danno reputazionale.
Approccio Profile Crime
La rubrica propone una lettura criminologica, psicologica e sociologica del mobbing: non ricerca colpevoli in modo sommario, ma invita a ricostruire i fatti, distinguere conflitto e persecuzione, valutare la prova e preservare la dignità della persona.
